»"Rocker"  - Luglio 2001«

BLINK 182 = IRRIVERENZA E MARKETING

 

Sempre più in alto, sulle ali del party rock, della spensieratezza e dei doppi sensi. E di un seguito giovanile sconfinato, soprattutto. Questa la condizione attuale dei Blink 182, vera e propria gallina dalle uova d'oro della scena pop-punk mondiale. Incuranti di chi li accusa di inconsistenza artistica e demenzialità diffusa, i tre ragazzacci yankee proseguono imperterriti la propria scalata alle classifiche di vendita di tutto il globo.

Il mastodontico successo dei Blink 182 potrà pure far inorridire i puristi del punk. A ragione. Sotto un altro punto di vista, però, non fa una grinza. Canzoni veloci, dure-ma-non-troppo, orecchiabilissime. Immagine vincente, da belli & cattivelli (…), e testi da diario di scuola superiore. Videoclip burleschi, azzeccati e, in tutta onestà, molto divertenti. Alle spalle, una campagna promozionale massiccia e inesorabile. A questo punto, ci sarebbe più da stupirsi di una loro mancata affermazione! Magari non chiamiamolo punk rock, ok, ma non arricciamo il naso per il solo gusto di farlo. In fondo, non siamo nati con il CD dei Tool nel lettore. Abbiamo avuto tutti sedici anni. Lo snobismo non è mai stato uno strumento utile alla critica. Meno intriganti degli Offspring, ma anche molto più brillanti dei Green Day, i tre desperados provenienti dell'area di San Diego non sono stati subito investiti dal clamore planetario. A partire dal 1993, a seguito dell'incontro fra tre ragazzi che scoprirono di condividere la passione per il punk melodico, le ragazze e le secrezioni del corpo umano, l'ascesa dei Blink 182 è stata progressiva e costante. La prima svolta, dopo il debutto sulla lunga distanza a nome 'Chesire Cat', è coincisa con la firma per la major MCA. Quindi, l'importante salto in avanti di 'Dude Ranch', 1997, l'album della rivelazione. Infine, l'exploit di 'Enema Of The State', risalente a due anni fa. Sette milioni di copie vendute in tutto il mondo. Sette milioni. Tanto per intenderci, qui in Italia si stappa lo champagne quando un disco rock raggiunge le trentamila…. I video goliardici di 'What's My Age Again', 'All The Small Things' e 'Adam's Song' in rotazione perpetua sulle reti musicali. MTV Awards, e altri premi assortiti, vinti a man bassa. La partecipazione ad 'American Pie', quanto mai opportuna e significativa visti i contenuti basso-umoristici della pellicola. Merchandise a non finire. Un paio di compagnie d'abbigliamento gestite in rete. Qualcos'altro che sto di sicuro dimenticando. Ah si, il live album 'The Mark, Tom And Travis Show' dell'anno scorso. Più che di un insieme musicale, ormai, è lecito parlare di un vero e proprio impero economico. A quando la quotazione del titolo Blink 182 a Wall Street?! L'incontro con la band avviene all'ora di pranzo di un mercoledì qualsiasi, ai primi di Giugno, presso i lussuosi uffici milanesi della casa discografica. Senza troppe formalità, si presentano il batterista Travis Barker e il bassista/cantante Mark Hoppus. Il primo ha tutta l'aria del bulletto (si usa ancora questa parola?!) di periferia: sguardo fra l'assente e lo strafottente, cappellino da baseball con visiera al contrario, piedi sul tavolo. Manca solo che si metta le dita nel naso. In realtà, dopo qualche minuto, si riprenderà, dimostrandosi tutto sommato una persona trattabile. Il secondo, invece, ci mette poco a far capire di essere il vero cervello del gruppo. Faccia pulita, modi affabili. Il rocker milionario (miliardario?) della porta accanto. Gentile, pacato, rassicurante, Hoppus dà l'impressione in tutto e per tutto di essere il leader del gruppo (a dispetto di quanto dichiarerà fra poco). Magari anche approfittando dell'assenza del collega Tom Delonge, chitarra e voce, fresco sposo in viaggio di nozze. Inizia il colloquio. Accanto a me, i paludati colleghi dei quotidiani e delle testate "che contano". Ovviamente muti. Tocca ai sbarbatelli come il sottoscritto rompere il ghiaccio. E sia.  

 

-Dopo le famigerate sette milioni di copie del precedente album, non sarà facile bissare un simile traguardo. La lavorazione del nuovo disco è stata stressante?

(Mark Hoppus) "La pressione l'abbiamo certamente avvertita, ma forse ancora di più ne provammo in occasione di 'Enema Of The State'. Lì si che dovevamo dimostrare di essere all'altezza della fiducia dell'etichetta e delle aspettative esterne che si erano nei nostri confronti, in generale. In realtà, oggi più che mai, l'unico vero scopo che anima la nostra carriera è quello di scrivere belle canzoni e suonarle sempre meglio. Sappiamo di essere migliorati sensibilmente dai tempi degli esordi, ma il nostro processo di crescita musicale non è ancora finito. Le vendite milionarie sono un mezzo, non un fine per i Blink 182."

 

-Avete dichiarato, un po' impavidamente, che 'Take Off Your Pants And Jacket' è l'opera "più dura, veloce e punk" che abbiate mai inciso. Sicuri?!

(MH) "Abbiamo voluto pubblicare un album estremamente energico, influenzato anche da alcuni nostri ascolti ricorrenti come quelli di Fugazi e Refused (?, nda). Credo che la passione infusa in 'TOYPAJ' sia evidente: vogliamo dimostrare che si possono vendere tante copie anche di musica vigorosa e frastornante. E' vero che preferiamo suonare dal vivo, ma il lavoro in studio non ci spaventa e, in questo senso, ci siamo dati molto da fare affinché i nostri pezzi suonino sempre più compatti, trascinanti e, allo stesso tempo, ben rifiniti."   

 

-Nel videoclip del nuovo singolo 'The Rock Show' vi divertite a gironzolare per strada in città ad elargire denaro e a distruggere vari oggetti, salvo poi risarcire in contanti e profumatamente i legittimi proprietari. Cosa ne ha detto la vostra casa discografica di questa trovata stravagante?

(MH) "Loro ci hanno messo a disposizione un budget ingente, ovvero 500.000 dollari, suggerendoci però di affidarci a un regista di grido. Insomma, l'idea era quella di filmare un video altamente spettacolare e ricco di costosi effetti speciali, proprio come fa il 99% delle band affermate. Peccato che noi non fossimo di quell'avviso. Abbiamo ritenuto che non fosse giusto imporci quella scelta e abbiamo avuto l'idea degli atti di vandalismo e delle banconote gettate in aria, un modo efficacissimo per far fuori il medesimo ammontare di soldi, divertendoci però molto di più!"  

 

-Il fatto di aver raggiunto il successo mondiale "solo" al terzo album vi ha consentito di rimanere coi piedi per terra e di non lasciarvi travolgere dalla fama improvvisa?

(Travis Barker) "Certamente. E' stato molto importante crescere di album in album, sia dal punto di vista artistico, sia dal punto di vista del riscontro commerciale. Il fatto di essere arrivati al top in un arco di quasi dieci anni, ci ha permesso di capire a fondo che il successo non è facile fa raggiungere: ci vuole molto lavoro duro e altrettanta perseveranza. E' vero, a un certo punto della nostra carriera MTV e le radio hanno contribuito parecchio all'incremento della nostra popolarità ma, prima che venisse il loro supporto, avevamo già costruito le basi della nostra affermazione suonando senza sosta dal vivo e diffondendo il nome Blink 182 il più possibile. Le band che diventano milionarie col primo disco e poi scompaiono nel nulla, dimostrano che resistere ad alti livelli nel music business è sempre qualcosa di arduo. Nei Blink 182 non c'è un boss: ognuno di noi tre ha il medesimo peso e la stessa importanza nell'economia del gruppo. L'amicizia che ci lega è un altro piccolo grande segreto: oggi, in un certo senso, è più facile andare d'accordo. Ci spostiamo su tourbus larghi e spaziosi o, addirittura, in aereo. Ma all'inizio, quando si doveva condividere un furgoncino in tre per un mese di fila, non era facile. I primi tour sono il vero banco di prova per un gruppo che vuole continuare a lungo. Non abbiamo la mentalità da rockstar, non dobbiamo metterci in mostra a tutti i costi. La qualità della musica e delle performance dal vivo rimane sempre il primo obiettivo."  

 

-Le vostre uscite provocatorie, scanzonate e volontariamente di cattivo gusto hanno contribuito non poco alla fortuna del gruppo. Ma c'è anche un lato serio dei Blink 182, già emerso in 'Adam's Song' e ribadito ora in 'Stay Together For The Kids', una canzone che parla dei problemi che un adolescente può incontrare a seguito del divorzio dei genitori. 

(MH) "E' chiaro che il 90% dei brani riflette fedelmente le nostre personalità, votate al divertimento, allo scherzo, al senso dell'umorismo più o meno pesante. Non ci prendiamo quasi mai sul serio, questo è il nostro segreto. Questo però non esclude la possibilità che, ogni tanto, si possa parlare di argomenti delicati come negli esempi che hai citato. In particolare, 'Stay…' è ispirata dalla separazione dei genitori di Mark avvenuta diversi anni fa."

(TB) "Il punto della questione è che il successo e il denaro non hanno cambiato la nostra attitudine e, di conseguenza, l'approccio ai testi. Ciò ci permette di essere idealmente sempre vicini ai nostri fan, i ragazzi che si rispecchiano in pieno con i temi di vita reale che trattiamo."  

 

-Mark, tu sei originario di Washington D.C., un'area musicalmente nota anche per il suo movimento hardcore straight-edge. Sei mai stato coinvolto dallo stile di vita "xxx"?

(MH) "No, a livello di movimento no. Personalmente ho smesso di fumare qualche tempo fa perché mi stava creando diversi grattacapi alla voce in tour, ma non ho mai sentito il bisogno di dire alla gente cosa fare e cosa non fare. Non credo che il fatto di fumare o di bere sia un male, in sé e per sé; poi dipende sempre dalle condizioni di salute personali dell'individuo, è ovvio che gli abusi sono dannosi."

(TB) "Lo stesso vale pure per me."  

 

-Politica, religione e, in generale, riflessioni sui massimi sistemi non "sporcheranno" mai le liriche dei Blink 182, insomma…

(MH) "Non farebbe per noi. Non mi hanno mai veramente convinto le band che parlano esclusivamente di politica e impegno sociale. Alcune lo fanno in maniera interessante e sincera, ma altre si limitano esclusivamente a sfruttare un filone, cercando una credibilità che la loro musica non basta ad assicurargli. Noi non dobbiamo fingerci interessati a qualcosa in particolare per scrivere i testi, ci basta pensare agli eventi e alle aspirazioni della nostra vita presente, passata e futura. E' terapeutico sia per noi che componiamo, sia per i ragazzi che ascoltano, leggono e si identificano. E' più facile immedesimarsi in una canzone che parla di una ragazza che ti ha deluso, piuttosto che di una che racconta di come rifondare lo stato americano, no?! Quando abbiamo iniziato a riscuotere un certo successo, mi sono meravigliato di quante persone si ritrovassero nelle nostre parole. E' proprio vero che passiamo tutti attraverso certe disavventure…"  

 

-Cosa ricordate della brutta esperienza all'Indipendent Festival dello scorso Settembre a Bologna, quando veniste "cacciati" dal palco in malo modo a causa del lancio di sassi e altri oggetti da parte di una certa fetta di pubblico (forse fan dei Limp Bizkit, anch'essi nel cartellone della manifestazione)?

(TB) "Mi ricordo semplicemente che, appena iniziato il nostro show, alcuni idioti hanno cominciato a tirarci degli oggetti vari. Man mano che il tempo passava, la sassaiola si faceva sempre più fitta, al punto da costringerci a fermare il concerto e a ritirarci dietro le quinte. Ancora oggi non capisco perché, ditemelo voi se lo sapete. Di sicuro, per colpa di pochi stupidi, non abbiamo potuto offrire ai ragazzi accorsi lì per noi uno spettacolo degno della nostra fama, e questo è un grosso rammarico. Crediamo fortemente nell'interazione fra gruppo e pubblico; perlomeno, è quello che regolarmente succede ai nostri concerti. Non credo che coloro che ci hanno contesto fossero fan dei Limp Bizkit perché, perlomeno negli Stati Uniti, abbiamo più volte condiviso il palco con Fred Durst & Co. senza che ci sia mai stato il minimo problema, anzi. Credo che abbiamo una porzione di audience in comune. Ok, il prossimo tour Limp Bizkit-Blink 182 non passerà mai in Italia, ah ah!"  

 

-E' vero che è in preparazione una biografia ufficiale dei Blink 182?

(MH) "Si, se ne occuperà mia sorella Anne, colei che anni fa mi fece conoscere Tom e che ha sempre osservato il gruppo da vicino, seguendoci talvolta anche on the road. Esclusi noi tre, lei è la persona che meglio conosce tutta la storia e tutti i retroscena dei Blink 182. Essendo inoltre un'ottima scrittrice, è stato naturale affidarle un compito simile e devo dire che ha svolto proprio un buon lavoro, mettendo in luce alcuni particolari inediti della nostra vicenda. Il libro sarà fuori in America a Settembre."    

 

-Travis, parlaci della tua passione per le macchine degli anni '50.

(TB) "Cadillac, per la precisione. Colleziono vecchie Cadillac, ne possiedo già sette! Non amo molto le nuove macchine, preferisco acquistare a basso prezzo queste vecchie automobili, aggiustarle e customizzarle. Mi sono anche tatuato il logo della Cadillac sul corpo!"  

 

-Quali sono i lati peggiori della carriera di musicista?

(MH) "Sinceramente, non ho molto di cui lamentarmi a proposito di questa vita. Sarebbe ipocrita farlo, anche se, come ho detto, abbiamo lavorato e lavoriamo tuttora duro. L'unica cosa non esaltante sono i continui spostamenti, nel senso che, per quanto oggi siano molto più confortevoli rispetto al passato, stare lontano per lungo tempo da casa e dagli affetti personali non è mai il massimo. Ma fa parte del gioco."  

 

-Quali sono allora i privilegi di far parte di una band come i Blink 182?

(TB) "Essere ben pagati per fare quello che avremmo sempre voluto fare trascorrendo il tempo fra amici; girare i posti più belli del mondo e incontrare gente in gamba!"

ANGELO MORA

 

 

!CONFIDENTIAL!

Si può tranquillamente affermare che, con 'Take Off Your Pants And Jackets', i Blink 182 abbiano ripetuto il colpaccio di 'Enema Of The State', dal punto di vista musicale. Non certo però a livello grafico. Al posto della recente, anonima copertina nera col proprio logo e i tre simboli corrispondenti al titolo, due anni fa Mark, Tom & Travis avevano piazzato in copertina e nel booklet del CD nientemeno che alcuni pregevolissimi scatti di Janine, avvenente pornostar americana di origini tedesche nota soprattutto per le sue bollenti performance di matrice lesbo, nelle vesti di una discinta infermiera pronta a praticare un bel clistere (in inglese "Enema", appunto)! Interrogato a proposito di possibili sviluppi cinematografici della propria carriera, Travis Barker ha risposto: "No, non credo che ci rivolgeremo al cinema, personalmente non mi sento affatto portato per recitare. Quella di 'American Pie' è stato solo un divertente strappo alla regola (peraltro a band comparirà tra poco anche nella colonna sonora di 'American Pie II' col brano 'Every Time I Look For You', nda). Sarebbe magari interessante avere una parte in un qualsiasi film di Janine, ma temo che lei non ci voglia come suoi partner sul set!" (AM)

!ONCE…!

Una volta si chiamavano… Descendents. Pubblicamente indicati dagli stessi Blink 182, e da decine di altri gruppi punk melodici contemporanei, come illustri capostipiti dell'intera scena, i Descendents nascono nel 1978 con una formazione embrionale che già includeva il batterista Bill Stevenson. E' solo a partire dal 1981 che il gruppo di Los Angeles si edifica stabilmente, grazie all'ingresso del carismatico frontman Milo Auckerman, da quel momento principale responsabile dell'estetica riottosa, giovanilista e demenziale della band (un qualcosa a metà strada fra la saga di 'Porky's' e 'La Rivincita Dei Nerds'!). L'EP 'Fat' dell''81 e, soprattutto, il debutto sulla lunga distanza 'Milo Goes To College' dell''82 codificano le regole del pop-punk americano, o meglio ancora californiano. Musica veloce e melodica, ma con interessanti puntate epiche, goliardia a profusione, disimpegno pressoché totale e un solo, grande ideale: the nookie (a.k.a. la patonza), come l'avrebbe consegnata ai posteri qualche anno dopo Fred Durst. Peccato che Milo stesso lasci quasi subito l'insieme, salvo poi farvi ritorno nel 1985 per realizzare subito altri due dischi che hanno lasciato il segno: 'I Don't Want To Grow Up' e 'Enjoy!'. La carriera dei Descendents si arena nel 1987 dopo il secondo abbandono di Milo, ma gli altri tre membri, guidati da Stevenson, decidono di proseguire con una nuova denominazione. Prendono così forma gli All, con al microfono Chad Price, fino al 1995 degni custodi dell'eredità della band-madre grazie a una serie di dischi musicalmente più maturi e, perlopiù, altrettanto azzeccati. Infine, nel 1996, Milo, ancora lui, riemerge dall'oblio e i Descendents rinascono, pubblicando l'accettabile comeback intitolato 'Everything Sucks' e ricominciando a suonare dal vivo con la medesima verve, o quasi, dei giorni migliori. (AM)

 

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